Dal libro stampato al libro stampato?
Tento di tornare sull’argomento del 10 aprile anche se so benissimo che il blog non è adatto alle discussioni in quanto cristallizza posizioni che in un dibattito live sarebbero più sfumate - o più accese - ma comunque facilmente argomentabili e modificabili a seconda dei feedback (verbali e non) degli interlocutori. Senza contare, poi, che certi post proiettano nel web un inquietante e distorto simulacro della tua presunta personalità.
È quello che mi è successo – ma non è la prima volta – rivisitando appunto il post di venerdì alla luce di alcuni commenti dei passanti, e soprattutto alla luce delle sensate osservazioni di Gianni Marconato.
Rileggendo quella pagina, insomma, vi intravedo anch’io l’immagine di un vecchio prof. ricurvo su se stesso, annegato nella psicopatologia della didattica quotidiana, un po’ patetico nella sua retorica e piuttosto acido con gli accademici arrivati.
Non è così (almeno spero).
Quel post aveva solo l’intenzione di ammettere – ma è la scoperta dell’acqua calda! - lo iato talvolta fastidioso fra l’inebriante – e comunque vitale - poesia dei convegni e la prosa della realtà scolastica nostrana.
Non ho nulla contro i convegni (anzi…) né contro gli illuminati cattedratici (anzi…), ma credo sia opportuno ogni tanto cercare di fermarsi per fotografare la realtà effettuale del mondo scolastico senza filtri edulcoranti, né pessimismi di maniera.
Credo infatti che le elaborazioni accademiche più raffinate ed i convegni più dotti debbano dispensare sogni e disegnare fughe, ma debbano anche disseminare negli operatori finali idee e strumenti concreti per migliorare le proprie strategie educative. E questo è possibile solo se riusciamo a vedere la realtà delle cose, e non solo una proiezione più o meno letteraria delle cose stesse.
E per cominciare a ri-disegnare la mappa reale della nostra scuola potremmo partire da qualche semplice domanda…
Nell’ultimo decennio (e un po’ di più) sulla scuola italiana sono state riversate quintalate di meritorie attività (piano informatico 1, 2, 3… fortic 1, 2, 3… puntoedu, bdp, formazione on line delle fo, convegni, congressi, workshop…) volte a diffondere l’uso delle TE nei percorsi di apprendimento; qual è la reale ricaduta didattica di cotanta profusione di energie e danaro?
Nell’ultimo decennio (e un po’ di più) non vi è stato convegno, congresso, seminario, corso di formazione (esemplari, a questo proposito i programmi e i contenuti dei fortic B), pubblicazione… sulle Tecnologie Educative (e dintorni) che non abbia in qualche modo decantato le pedagogie di ispirazione – approssimo per brevità – costruttivista (costruzionismo, cooperative learning, lerning by doing, comunità di pratica, comunità di conoscenza…) e che non abbia fatto balenare l’idea che le nuove tecnologie rendessero possibili i sogni di antichi pedagoghi (Don Milani, Freinet, Papert…); qual è la reale consistenza quantitativa e qualitativa delle attività didattiche ispirate a tale afflato di “neo-attivismo”?
Nell’ultimo decennio (e un po’ di più) decine e decine di studiosi di chiara fama ci raccontano di come il nuovo universo tecnologico (telecomandi, cellulari, videogiochi, mp3, social network…) abbia trasformato il cervello – passatemi la semplificazione - dei nostri ragazzi (next gen, net gen, multitasking, sisomo…) che hanno quindi modalità di interfacciarsi con la realtà del tutto nuove ed atipiche; qualcuno mi sa indicare numeri significativi di docenti che stiano cercando di modificare le proprie strategie didattiche alla luce di queste trasformazioni culturali (e probabilmente psicologiche, neurologiche, antropologiche)?
Può darsi che alla fine scopriamo semplicemente che le nostre scuole sono rimaste il regno dell’istruzionismo, dell’auditorium (io parlo e tu ascolti), della comunicazione unidirezionale (lezioni frontali spesso aggravate da powerpointivite), dei banchini allineati e coperti dentro aule allineate e coperte popolate da alunni (spesso poco allineati e molto coperti) che sempre meno s’interfacciano con vecchi docenti (allineati? Coperti?).
E non è detto che ciò sia necessariamente un male. (Ma se non lo è, diciamocelo chiaramente: così nei prossimi convegni ...)
…anche se so benissimo che il blog non è adatto alle discussioni in quanto cristallizza posizioni che in un dibattito live sarebbero più sfumate - o più accese - ma comunque facilmente argomentabili e modificabili a seconda dei feedback (verbali e non) degli interlocutori…
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7 commenti:
Esimio Prof. Agati
Lei rappresenta quell'avanguardia di docenti che verranno. Lei è in enorme anticipo rispetto ai tempi.
Lo dico seriamente ed in più credo d'essere anche credibile anche solo perchè sono più giovane di Lei ed in linea teorica dovrei essere più proiettato verso le nuove tecnologie...invece no. Invece faccio parte del folto gruppo di insegnanti restii ed infastiditi dall'uso di una tecnologia ibrida, infausta che si produce nella scuola media (il mio campo d'azione).
Lei è un precursore: tra gli allievi tecnologici che vediamo crescere con tanta veemenza oggi, sicuramente nascerà una generazione di insegnanti Hi-Tec molto vicina ai concetti che di cui Lei è fulgido esempio, Ora.
La Sua lungimiranza didattica merita tutto il mio rispetto.
Con deferenza,
Lorenzo Colfi
...alias, Wolf
Scuola media? Dove?
Alessandro Giorni
Vedo che qui approfondisci il commento che hai lasciato nel mio blog e, dato che affermi che "anche se credo che il blog non sia lo strumento adatto alle discussioni in quanto......”, ti lancio una proposta: perchè non organizzi un seminario (nel senso vero del termine di "occasione di conversazione tra cultori della materia"), presso la tua scuola, focalizzato sulla questione che stai dibattendo anche nel tuo blog (dalla teoria alla pratica, usi ed abusi, orientamenti e disorientamenti nell'uso didattico delle tecnologie, processo alle tecnologie didattiche ed ai loro aedi ....).
Facciamo un po' di promozione, raccattiamo un po' di bloggers ed altri “cultori” che vengano a discutere (tutti vengono gratis, ovviamente ...) e mettiamo qualche puntino sulle “i”. Non il solito convegno e, forse, neppure un barcamp. Una cosa piccina-piccina ma utile. Che te ne pare?
Personalmente penso che sia una buona idea.
Con ciò che si sta dicendo (e facendo) in certi "Corsi Speciali Abilitanti" in circolazione non si può che risalire...
Wolf
Da Altroconsumo:
Stiamo preparando un'inchiesta sul rapporto tra scuola e nuove tecnologie. Abbiamo bisogno del vostro aiuto per raccogliere dati su tutto ciò che si può inquadrare in questo ambito: la diffusione dei computer e dei collegamenti a internet nelle scuole, il loro reale utilizzo (o mancato utilizzo), l'insegnamento dell'informatica, ma anche l'uso di strumenti informatici e tecnologici nell'insegnamento di altre materie.
E tutto ciò, dai vari punti di vista: siete presidi che cercano di informatizzare il proprio istituto? Siete professori con idee innovative che siete riusciti ad applicare? O studenti (o loro genitori) che si scontrano con situazioni retrograde? Elementari, medie, superiori, va bene tutto.
Fateci sentire la vostra voce e, meglio ancora, invitateci a toccare con mano le vostre realtà. Faremo il possibile per venire ad ascoltarvi e a far emergere il quadro della situazione reale.
Inviate le vostre segnalazioni a questo indirizzo mailto:scuola@altroconsumo.it
subject=La vostra voce sul rapporto tra scuola e nuove tecnologie
Vermentino
Ciao, Vermentino: non c'è un sito web di riferimento? Così comprendiamo meglio che tipo di info state cercando. Buona vita.
Pardon... www.altroconsumo.it, sono loro che cercano informazioni per un sondaggio, date uno sguardo.
Vermentino
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