lunedì 23 aprile 2007

e me la sono data a gambe...

Io faccio l’insegnante. Io sono un vecchio insegnante.
E poi faccio l’insegnante di insegnanti. Un vecchio insegnante di insegnanti.

Qualche giorno fa ho scritto un post vivifico sul mestiere di insegnante. Ed in effetti mi piace fare l’insegnante. Con i ragazzi. Ed con i colleghi, se IO sono sulla cattedra.

Non attorno alla cattedra. O sulla sedia sghemba della aula semimagna dove si fa il collegio.

Ed in effetti devo confessare che oltre allo stipendio, ci sono altre robe che non mi vanno giù, ormai, del mio mestiere.

E sono le riunioni. I conigli di istituti, i conigli di classe, i collegi indocenti. E, soprattutto, i gruppi monodisciplinari.

Oggi si è fatto una riunione dei profi di lettere sul libro di testo.

C’è chi non c’era (la mamma moribonda, i figlioletti appestati, il colpo della strega…).
C’è chi invocava l’antologia in tot volumi di millanta pagine (i ragazzi, poi, ne leggeranno solo qualche goccia: ma: vuoi mettere: almeno rimane loro un libro tosto da rivendere seminuovo)
C’è chi invocava la libertà di insegnamento: uffa: queste riunioni: siamo sempre a scuola: basta con queste omologazioni: sono aumentati i gravami burocratici: io ho bisogno di tempo per leggere, studiare, meditare…
C’è chi implorava il libro storicista…
C’è chi bramava il libro formalista…
C’è chi sfoggiava il suo dantismo…
C’è chi ostentava il suo pochismo…

Io faccio l’insegnante. Io sono un vecchio insegnante.
E poi faccio l’insegnante di insegnanti. Un vecchio insegnante di insegnanti.

Qualche giorno fa ho scritto un post vivifico sul mestiere di insegnante.

Oggi, nel mezzo di cotanti scambi culturali, attorno ad una cattedra sfiorita in formica verdastra, ho visto il sole trapanare le pareti di questo ex convento di suorine.
E me ne sono andato. Con una balla puerile da monello impenitente, me ne sono andato.

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Morale: Forse dopo decenni spesi ad inseguire i soli dell'avvenire, un piccolo pomeriggio speso per acchiappare al volo il sole del presente, può essere perdonato.

3 commenti:

Gianni Marconato ha detto...

Non è che l'andazzo che descrivi (anche nel post precedente) sia il risultato di una serie di logiche collusive (da "ludere cum", mi pare) che portano a far si che tutti abbiano a guadagnare qualcosa? Insomma, che le mille lamentazioni siano solo un gioco delle parti?

Agati ha detto...

I due post apparentemente lassisti che lasciano giustamente perplesso Gianni hanno una evidente funzione catartica tesa a preservare il mio fragile equilibrio psicoprofessionale (il blog sostituisce il lettino dell’analista?), ma hanno pure la velleità di dipingere un pezzo di realtà scolastica: un’intera riunione sulle tecnologie educative (i libri cartacei!) senza un accenno ad altri possibili strumenti per la costruzione della conoscenza; ed intere annate disciplinari basate sostanzialmente sul rito dell’interrogatorio (più qualche verifica scritta che vale per l’orale!!!)… Forse dopo decenni spesi ad inseguire i soli dell'avvenire, un piccolo pomeriggio speso per acchiappare al volo il sole del presente, può essere perdonato. E poi, sì: è il gioco delle parti.

Anonimo ha detto...

C'è chi parla da giovane ed è già vecchio e chi parla da vecchio ma è ancora giovane.
Rita, mi manchiiiiiiiiiiiii!!!

Rapace