Le malattie della scuola
A proposito di politicamente scorretto, questa sera mi va di amplificare la voce di un grande vecchio... E se avesse ragione?
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Le malattie della scuola
Fonte Giovanni Sartori - Il Corriere della Sera
Berlusconi non è Churchill — non promette lacrime ma felicità perenne — e non ama lo scontro sulle piazze che incrina la sua popolarità «di massa».
Così rinvia in parte la preannunziata riforma dell'Università.
Approfitto della pausa per approfondire il poco approfondito, e cioè i problemi originari di una scuola che è, a tutti i livelli, un malato anziano, un malato di vecchia data. E se non ricordiamo agli imberbi e alle giovanette (tra le quali la appena 36enne ministro del-l'Istruzione) come e perché la malattia è cominciata, non si vede proprio come siano in grado di curarla. Supposto, beninteso, che questo sia l'intento.
All'origine di tutti i mali del nostro sistema educativo c'è la scoperta (dico così per dire) che la scuola coinvolge un enorme serbatoio di voti. Chi la tocca, contenta o disturba tutti i giovani in età scolastica, le loro famiglie, e anche un'armata di insegnanti, anch'essi con famiglie. Se non si tratta di metà del Paese, poco ci manca. Aggiungi che il tasto della scuola è altamente emotivo e infiammabile; in ballo c'è il futuro dei giovani, giovani che sono anche i nostri figli. Pertanto non è un caso se la Dc non ha mai lasciato ad altri, finché ha regnato, il ministero dell'Istruzione di viale Trastevere.
[…] Poi arrivò il '68 e da allora vige e impera la demagogia scolastica. Della quale sono finalmente venuti al pettine i nodi.
Ciò premesso, i fattori distorsivi specifici del cattivo riformismo della scuola sono tre.
Il primo è stato, appunto, il Sessantottismo, che è stato esiziale perché ha predicato l'ignoranza del passato, così recidendo quella trasmissione del sapere che dovrebbe essere la prima missione dell'educatore; ed esiziale perché, cavalcando la tigre dell'antielitismo, ha distrutto il principio del merito producendo la «società del demerito» che premia i peggiori e gli incapaci a danno dei competenti e dei migliori. Davvero formidabili quei ragazzi.
Il secondo fattore distorsivo è stato il progressivismo pedagogico (largamente di ispirazione psicoanalitica), che ha infestato tutta la disciplina, ma che ha avuto il suo più dannoso rappresentante nel celebre dottor Benjamin Spock, il guru che ha convertito al permissivismo tutte le madri dell'Occidente con la dottrina che il bambino non doveva essere frustrato da punizioni. E' vero che poi Spock ha rinnegato, da ultimo, la sua dottrina; ma era troppo tardi. In passato i genitori erano dalla parte dei maestri; ora li assaltano nel chiedere la promozione ad ogni costo dei loro poveri figli. Prima la scuola media si reggeva sull'alleanza genitori-maestri. Ora i maestri che resistono all'andazzo «mammistico» sono lasciati soli e sono vilipesi come «repressivi ». Davvero formidabili quei genitori.
C'è infine un fattore distorsivo che sfugge ai più: la teoria della società post-industriale come «società dei servizi» fondata sul sapere, o quantomeno su alti livelli di istruzione. D'accordo; ma il post-industriale non doveva e non poteva sostituire l'industriale, vale a dire il nocciolo duro della produzione della ricchezza. Senza contare che la società dei servizi si trasforma facilmente in una società parassitaria di «piena occupazione » fasulla (tale anche perché gli economisti misurano bene la produttività industriale, ma assai meno bene la produttività di un universo burocratico).
Il punto è, comunque, che è proprio l'idea della società dei servizi nella quale nessuno si sporca le mani che alimenta la insensata corsa universale al «pezzo di carta» del titolo universitario. Se ogni tanto ci fermassimo a pensare, ci dovremmo chiedere: ma perché tutti devono andare all'Università? C'è chi proprio non è tagliato per studi superiori (che difatti si sono «abbassati» per accoglierlo). Nemmeno è vero, poi, che il lavoro «terziario » dia più felicità. Anzi. Più si moltiplicano gli attestati cartacei che creano alte aspettative, e più creiamo legioni di scontenti senza lavoro, o costretti a un lavoro che considerano indegno del loro rango.
Fin qui gli antefatti che hanno prodotto la crisi e le malattie della scuola. Verrò ai fatti a una prossima occasione.
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In attesa dei fatti, io penso che...


3 commenti:
...in attesa dei fatti...
io sono d'accordo sul fattore progressivismo pedagogico e anche su «società dei servizi» ....
"studi superiori (che difatti si sono «abbassati» per accoglierlo)": vero!
Ma si sono "abbassati" perché via via si "abbassavano" gli studi propedeutici...
analisi cruda ma veritiera. pienamente d'accordo.
nonna papera
insomma devo rendere il mio blog su notecellulari.splinder... riservato; il prof mi copia. per fortuna non benissimo!!
:)))))))))))
ciao Daniele!
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