mercoledì 11 febbraio 2009

nativi analogici e barbari digitali?

Oggi è di moda infiorettare i nostri discorsi da provinciali guru del verbo tecnologico con la dicotomia fra nativi ed immigrati. Ed io, che sono l’incarnazione attiva del provincialismo gozzaniano, mi adeguo alla corrente. E quando affronto con sorriso bonario i miei mocciosi di laboratorio, non perdo occasione per ripetere in rosario:

- E voi sareste quei famosi nativi che smanettano anguillanti nelle futuribili dimensioni del web duepuntoqualcosa?

Però mi adeguo. Seguo i blog che parlano di nativi. Farò una capatina a qualche congresso che parla di nativi. E quando l’altro giorno con i miei sodali della redazione Ted stavamo dissertando sul tema da adottare per il prossimo convegno ho suggerito di focalizzarci su… i nativi digitali!

Ma è stato proprio lì, in quel pomeriggio un poco uggioso, nei giallognoli locali del dotto assessorato, disturbato dal troppo giovane sorriso della nostra coordinatrice ragazzina, e dai luciferini affondi intellettuali del nostro presidente che ho cominciato a provare un po’ di sarcastico fastidio per la consacrata dualità (nativi/immigrati digitali).

Questa storia dei nativi non mi ha mai convinto.

I nativi sono gli indigeni, gli autoctoni, coloro che germogliano su ataviche radici. Dunque…
Noi anziani siamo nativi. Nativi analogici. Fieri, ed anche un po’ nostalgici di un mondo fatto di lentezze, e pietre, e alberi che stanno al loro posto.

Loro, i mocciosi, sono gli immigrati. Gli inconsapevoli invasori dei nostri prati di trifoglio, dei nostri borghi abbarbicati su argini di sassi, e delle ronfanti biblioteche di campagna.

Loro, i mocciosi, ci hanno invaso alieni col loro compulsivo smanettare.

E mentre li osservo sditazzare ignari fra finestre che s’aprono a casaccio su illuminati pixel in perenne sfarfallio… e mentre li vedo googlare, e youtubare, e facebookkare con la stessa consapevolezza esistenziale di un criceto imberbe sulla perpetua ruota… e mentre li scruto divertito quando denudano l’anima anoressica in foto e filmatini dalle istanze tremolanti…

…penso ad un’orda di remissivi barbari votati all’involontario sacrificio cognitivo…

E così, in quel pomeriggio quasi uggioso, ho proposto alla implume redattrice ed al troppo acuto presidente il mio titolo pel prossimo convegno:

nativi analogici e barbari digitali

(col punto di domanda, forse).

Non passerà, perché politicamente un po’ scorretto e socio linguisticamente disassato.

Ma, confesso che mi piace questo sokuroviano piano sequenza che si rincorre nella mente: caramellate torme di malleabili barbarelli che infestano di letale leggerezza i nostri campi faticosamente arati.

4 commenti:

Annarita ha detto...

nativi analogici e barbari digitali
(col punto di domanda, forse).
Non passerà, perché politicamente un po’ scorretto e socio linguisticamente disassato.


Sarebbe interessante però se passasse...credo che sarebbe un convegno un po' più vivace dei soliti.

Prova ad insistere...non si sa mai!;)

VitoCola ha detto...

Caro prof., se i nativi digitali sono i barbari e quelli analogici il debole muro a salvaguardia del vecchio mondo... rammaricandomi per essere nato analogico cercherò di essere la quinta colonna di questo scatafascio.
:D

giovanna ha detto...

"Questa storia dei nativi non mi ha mai convinto."
nemmeno a me! :-)
e sono d'accordo con Vito Cola per lo "scatafascio".
g

feynman ha detto...

comincio a maturare la convinzione che nativi digitali significhi che digitano-cliccano su tutto ciò che si muove sul monitor senza leggere quasi nulla e senza pensare alle conseguenze del click.