giovedì 28 maggio 2009

book-e-e-book

Disincanto

Dopo la valanga di discussioni mediatiche sui nativi (passata la moda, passato il problema?) e le torrenziali alluvioni verbali attorno alle LIM (approvati i finanziamenti e piani di aggiornamento, la didattica è rifiorita?), ecco l’ondata di link e parole attorno all’e-book.

Ci ho passato un paio di oneste serate a leggere le chilometriche diatribe di una fecebookiana discussione in proposito, ricavandone di botto un senso di spiegabile fastidio. Fastidio per il sentore di un rituale che si ripete uguale a se stesso ad ogni annuncio di miracolistica svolta didattica. Fastidio per le cicliche giaculatorie che si recitano ogni qualvolta appare all’orizzonte formativo qualche messianica diavoleria.

A turno, con l’immancabile rosario di dotte citazioni, di link, di anglofoni riferimenti… qualche nostrano guru ci annuncia l’ennesimo verbo: gli e-book di nuova generazione (e-book duepuntoqualcosa) sono la tecnologia educativa del futuro: ci serviranno per condividere memoria, per partorire mirabolanti LO dalla presta riusabilità, per trasformare la lezione in uno stimolante spettacolo multimediale, per ricreare entusiasmo formativo, per incarnare la convergenza dei media, per distribuire appetitose mappe concettuali, per sollecitare l’instaurarsi di dinamiche virtuose, per favorire la trasferibilità delle buone prassi, per promuovere l’apprendimento fra pari, per stimolare aggiornamento, per generare processi emotivi coinvolgenti, per aumentare l’efficacia comunicativa dei docenti, per ridurre lo iato coi nativi, per far risparmiare le famiglie, per ridurre la scoliosi dei ragazzi, per salvare gli alberi dell’Amazzonia.

Sono le stesse impavide orazioni che si proferivano decenni fa per le promettenti magie educative della videoscrittura, e poi degli ipertesti, e poi dei programmi autore, e poi dell’HTML, e poi della tecnologia flash, e poi di powerpoint, e poi di moviemaker, e poi di moodle, e poi dei social network, e poi delle LIM, e poi…

E intanto la scuola (superiore) è rimasta tale e quale. Il luogo imperituro dell’oratorio e della liturgia frontale. E lo rimarrà nonostante l’inesausto ossimoro della sperimentazione perenne. Con o senza e-book.

Ma sgombrato il mio terreno dall’ennesima tentazione di illudermi che qualcosa nella didattica italiana possa cambiare, quattro cosette sull’argomento provo a dirle, anche per ripassare alcune delle robe – credo intelligenti – che ho detto a suo tempo sul libro di testo (cartaceo e/ digitale che sia).

vestali e verginelle

Intanto mi va di chiarire subito che non intendo fare la verginella: Agostino Quadrino (Garamond) fa un’opera lecita ed acuta: anch’io, se mi occupassi di editoria scolastica, mi sarei buttato nel possibile (ma poco probabile) business degli e-book. E se qualcuno mi pagasse per concepire e partorire un e-book, io – tempo permettendo - concepirei e partorirei ottimi e-book. Proprio come ho fatto e faccio - da bravo formatore ironscettico - proseliti per l’e-learning, le LIM, l’e-tutto.

e-book e pastasciutta


Discutere sulla bontà degli e-book, è come discutere sulla bontà della pastasciutta. Una spaghettata fa male? Dipende! Dipende dalla quantità, ma soprattutto dalla qualità.
Pensare di risolvere tutta la strategia didattica tramite editoria elettronica è illusorio, fuorviante e sottilmente in malafede (alzi la mano chi pensa veramente che ragazzi e famiglie non si trovino in qualche modo costrette a stampare quintalate di PDF).
E per quanto riguarda la qualità… parliamone. Intanto mi limito ad osservare en passant di aver visto in giro badilate di e-book che sono di fatto la trasposizione digitale della logica cartacea. Ma – e questo è molto peggio - le nostre aule sono zeppe anche di manuali cartacei che sono di fatto l’imitazione sciocca della presunta logica digitale (con falsilink, fasefinestre, falsipopup, false barre di navigazione…).

e-book e book

Fra carta e bit, dunque, il matrimonio s’ha da fare! Risorse on line e guide cartacee (sia pure ricavate da stampe più o meno clandestine di PDF & C.) sono destinate a convivere più o meno pacificamente per i prossimi decenni. Senza integralismi. Non è pensabile un percorso d’apprendimento senza book come non è pensabile un percorso di apprendimento senza e-book (o risorse on line).

Questione di fili

Si tratta se mai di vedere chi fa cosa. Parlando della mia disciplina di riferimento – letteratura italiana – penso che l’ideale sarebbe un manuale leggero, tascabile, che recuperi un filo narrativo.
A me piacerebbe insomma ritrovare un libro di testo amabile come un libro di lettura.
Un libro dalle dimensioni umane, maneggevole, leggibile anche sull’amaca mollemente ancorata ai tigli del giardino.
Un libro di testo tascabile.
Un libro che si possa anche non chiosare, svellere, manipolare con badilate di postit ed improbabili graffiti propiziatori.

Un filo di Arianna.

Una coperta di Linus. Un le
ggero filo i buonsenso - anche se non più rosso - che tenti di infilare qualche rara perla di saggezza sperduta fra le assurde mitragliate di oggetti di presunto apprendimento che spiovono dai ritmi sincopati di nevrotiche googlate e dalle tuttologhe antologie dove naufragano anche le anime più coraggiose.

I nostri libri di testo, infatti, sono monumentali fucine di tuttologia.

Percorsi ad ostacoli. Labirinti speciosi e sconsolanti.
Dove qualche sfilacciato filo narrativo è sfarinato, sminuzzato, tagliuzzato da indici e scalette, schemi e titoletti, figure e filetti, mappe e quizzettoni, note, richiami, rimandi, grassetti, sfondi...

Al momento –e, ripeto, per la mia disciplina – mi pare che la soluzione pragmatica sia quella di dotarsi di libretti di taglio narrativo (cartacei – ma anche digitali, tanto sappiamo che poi tutti li stampano) affiancati da millanta risorse elettroniche che restituiscano la ricchezza delle suggestioni culturali. E questa operazione dovrebbe farla il docente (un docente normodotato, non è in grado di partorire per i suoi adepti la guida turistica per un percorso guidato nei meandri letterari? e non è altrettanto in grado di selezionare di volta in volta tutte le suggestioni che l’universo digitale mette a disposizione?). O, se il docente è pavido – o pigro, o… - può affidarsi alla professionalità delle case editrici che possono partorire il fino conduttore (di bit o di carta) e possono predisporre gli altri millanta possibili percorsi di approfondimento... (questi forzatamente di bit!).

Feticci per insegnanti pavidi


Chiudo con alcune postille con le quali avevo chiuso secoli fa un altro intervento sui libri di testo. Perché anche se scontate, certe litanie è meglio ripeterle:

• il libro [di testo] è il comodo feticcio per insegnanti pavidi
• il libro [di testo] non può essere il principale agente di formazione della coscienza metodologica
• il libro [di testo] va intinto nella realtà (non nella nostra, ma in quella dei ragazzi!)
• il libro [di testo] non deve leggere il mondo, ma è il mondo che deve calare nel libro
• [l’uso ossessivo del libro di testo contribuisce a divaricare lo iato fra l’astratta alchimia dei concetti cartacei e la concreta alchimia delle pulsioni adolescenziali]
• Il libro [di testo] non può essere centrale in un percorso di apprendimento.

Centrale, in un percorso di apprendimento, è lo studente che costruisce competenze imparando a manipolare le conoscenze incontrate in ogni dove (certo nel libro, ma anche in internet, nella musica, nella tv, nei manga, nei compagni, nell’insegnate…).

E un po’ più centrale (politicamente scorretto?), in un percorso di apprendimento, è il docente: un maestro di bottega che insegna all’apprendista a manipolare con crescente destrezza strumenti e materiali vari (appunto: vari!).

E gli strumenti e i materiali - anche per un percorso di letteratura - vanno ben al di là del libro di testo e di qualche centinaia di fotocopie che i docenti 1.0 pietiscono annualmente per integrare il libro che è sempre un po’ troppo storicista, o un po’ troppo formalista, o un po’ troppo…

1 commenti:

Annarita ha detto...

Non mi dilungo neanche un po', affermando che condivido su tutta la linea.

Mi sono veramente stufata di leggere da anni le solite giaculatorie di esperti e presunti tali ad ogni sentore di pretesa innovazione tecnologica. Recuperiamo il senso delle cose, nella fattispecie il senso di navigare (toh, che scoperta!) nella direzione degli alunni, che guarda caso è piuttosto distante da quella degli adulti.

Grazie, Mario, per la chiarezza e la concretezza.