giovedì 29 gennaio 2009

Cadeaux by Des

Questa volta provo http://www.vimeo.com . Lo faccio caricando il rapido filmatino di Giulia Desliens (Liceo Sigonio - Classe Seconda) che interpreta un testo poetico di Eugenia Gazzoletti (della redazione di SMOOL). Le immagini del video sono tutte di Giulia. E... il filmato gliel'ho commissionato ieri pomeriggio (e questa mattina, alle otto, era pronto).


Cadeaux from Athos on Vimeo.

Funzia Vimeo? E... funzia Giulia?

lunedì 26 gennaio 2009

... un ultimo treno per Auschwitz

Occhi di ragazzi...
che hanno preso con me
un ultimo treno per Auschwitz





Leggi
i numeri speciali
che SMOOL ha dedicato
al treno per Auschwitz

SMOOL 19

SMOOL 27




domenica 25 gennaio 2009

Prove tecniche

Questa è una prova per vedere se slideboom.com funzia...



funzia???

sabato 24 gennaio 2009

Ieri, persino la ministrina…

Ieri,
Obama ha portato facebook alla casa bianca,

il papa si è messo Yuotubare,
persino la ministrina…

Oggi,
a scuola, si respirava polvere di gesso

come ieri, come domani…

La scuola è il regno
dell’impermeabile immobilità

amen

mercoledì 21 gennaio 2009

"I Lavori Di Gruppo Sono Una Grandissima Stronzata"

Leggo, copio, incollo... dal blog di Auri

"I Lavori Di Gruppo Sono Una Grandissima Stronzata.
Perché di cooperativo non c’è proprio un bel niente.
Perché non ci vedo niente di educativo nel gruppo che fa lavorare solo uno, ovviamente il solito coglione. Il coglione che fa prendere 8 a tutti i cazzoni che si sono fatti trovare il lavoro pronto.
Il lavoro di gruppo è inutile e fa perdere tempo.
E mi fa incazzare. Perché non è giusto che IO sia messa alla pari con gente che non ha alzato un dito. Mi Fa Proprio Incazzare.
Ma non puoi dire al prof “guardi..ho lavorato SOLO io”. No. Anche se ci starebbe. Ma non puoi. Perché alla fine sono tuoi compagni e ci vogliamo tutti bene, bacini, bacioni, tvtttb e amike 4ever.
Ma Vaffanculo.
E prego Dio che nessun’altro prof, con un briciolo di testa, ci faccia più fare lavori di GruppO perché in tal caso mi rifiuterei. Perché va bene fare la cogliona per 3 anni, ma per i prossimi 2 vorrei non farla.
Il lavoro di gruppo è una grandissima minchiata.
Cazzo."
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Io sono uno dei prof. che ha fatto fare ad Auri... i lavori di gruppo...
[e che pensa che un po' Auri abbia ragione]
o no?
.....
...
..
.

venerdì 16 gennaio 2009

Insegnanti imbonitori nella scuola bla-bla-bla?

Riprendiamo l’anamnesi sulla scuola del bla-bla-bla, raccogliendo altri indizi di possibili patologie.

Pochi giorni fa il mio “liceo” ha aperto le porte ai genitori e ai ragazzi delle medie per la canonica cerimonia dell’orientamento. Appena varcata l’antica soglia gli speranzosi pellegrini vengono teutonicamente separati: i genitori sono spediti nell’aula semimagna a farsi catechizzare dalla preside su quando serio e duro e lacrimevole sarà il soggiorno dei loro pargoli fra le nostre vetuste mura. I mocciosi vengono invece convogliati in una sorta di palestra all’uopo attrezzata con file allineate di plasticate seggioline.

Una cinquantina di ragazzi si siedono e, in timoroso silenzio, s'apprestano ad ascoltare una cinquina di selezionati docenti che spiegheranno loro cosa sono discipline “nuove” come latino, o scienze sociali, o pedagogia, o scienze sperimentali, o…

Vecchi neon sbriciolano nell’aria una luce è un po’ grigina e polverosa.

I docenti cominciano a parlare. Il microfono lontano dalla bocca. Il tono da rosario vespertino. Il lessico un pochino ricercato (siamo in un liceo, ragazzi!!!). Lo sguardo ieratico e serioso. Le mani che non sanno dove stare. E una postura da mimo un po’ imbastito.

Il mio sguardo danza divertito sul rosario di ragazzi che piano piano s’adeguano all’ambiente. Si smorzano i colori dei possibili sorrisi, e gli occhi annaspano in cerca di salvezza, e partono sbadigli contagiosi…

Anch’io m’annoio birichino. E dopo una tripletta di colleghi strappo quasi il microfono dalle mani di una convinta latinista. Alzo il tono della voce. Sorrido. Faccio una battuta. E poi mi avvicino, parlando, ai ragazzi. Ho i loro occhi su di me. Cambio di nuovo tono e faccio brillare un poco di passione nel mio sguardo. Gestisco il monologo per tre minuti. Poi, ovviamente, cerco l’interazione con qualche domanda vera a un mocciosetto di prima fila, poi ad un musetto sveglio in fondo alla sala, poi ad un gruppetto vivace che ridacchia presso la finestra…

Aperto il rubinetto dell’empatia, i contenuti possono scivolare un poco nella mente dei ragazzi anche in una situazione comunicativa di tipo frontalista. Forse.

E allora il quesito si fa di nuovo interessante: se proprio non si può rinunciare alla scuola della lezione frontale, perché non tentare almeno di impadronirsi delle strategie da imbonitore?

Proponiamo, orsù, di inondare la scuola di corsi di formazione in… comunicazione e marketing (che sono pur di moda!).

lunedì 12 gennaio 2009

nativi digitali e analogici parolai

[premetto per onestà che anch’io, in veste di docente di lettere, passo probabilmente per un prof che parla… parla… parla…]

Il post precedente voleva essere l’ennesimo spunto per costringerci a riflettere sulla didattica frontale che imperversa senza ostacoli nella nostra scuola. E per rimuginare sull’ormai annoso sospetto che alla base della tontaggine cognitiva di tanti nostri rampolli ci sia anche un problema di sostanziale incomunicabilità fra nativi digitali (studenti) e analogici parolai (docenti).

A questo dubbio già di per sé inquietante, si aggiunge l’ansiogeno assillo di tanti genitori che, come Gianni, si chiedono se il proprio figlio non ami italiano e latino per colpa della profe che, appunto, parla..parla ...parla…

Al tragicomico dilemma risponde, il saggio commento di Isina che merita di uscire dallo scantinato dei commenti per respirare la luce del post:

Anch'io ho una prof che parla parla parla. Ne ho avute tante, tutte di italiano. La prima parlava parlava e parlava senza dire nulla. E io odiavo il modo in cui leggeva l'ira di Achille. Poi ne è arrivata una che parlava parlava e diceva belle cose,ti incantavi a sentirla, ma al momento di fare un tema ripensando alle sue belle parole non ci trovavo nulla di concretamente utile per lo svolgimento della traccia. Ora ho una prof che parla parla e ha pure dei bellissimi occhi azzurri, quindi incantarsi a sentirla non è un problema. E quando mi ritrovo un tema da svolgere lo svolgo bene soprattutto grazie a quello che dice. Ma la cosa fondamentale è che durante il "regime" di tutte e tre le prof. non ho mai smesso di amare la letteratura. Quindi... logicamente sarebbe meglio avere dei prof in gamba, ma è ancor più logico che mai ci saranno solo ed esclusivamente insegnanti in gamba. E su quelli non in gamba noi studenti dovremmo cercare di far prevalere il nostro amore per la materia in questione.

La riflessione finale di Isina è talmente condivisibile che è la stessa roba che io dico spesso ai miei ragazzi: guai a vuoi se rischiate di precludervi il piacere dell’arte e della letteratura per colpa del caso che vi ha elargito un prof stonato (come il sottoscritto!).

Ciò non toglie però che anche l’adulto commento di Isina rilanci i soliti problemi:

  1. il dominio incontrastato dell’oratorium a scapito del laboratorium (tutte e tre le prof di Isina parlano, parlano, parlano…)
  2. il dominio, quindi, di una didattica che disegna per lo studente un ruolo passivo (lo studente viene “attivato” solo per i “temi” e per i rituali interrogatori)
  3. il dominio dei parolai sui parolieri: su tre impenitenti oratrici, solo una è efficace (il che porta ad una proiezione che vede un bel 66% di docenti inutilmente ciarlieri)
Infine mi rimane un grosso dubbio: se la scuola deve fondarsi sull’imperituro bla, bla, bla, perché non costringere i docenti a formarsi – o almeno ad informarsi - sulle più efficienti tecniche di comunicazione?

Se il docente deve ridursi ad un piazzista di contenuti, che almeno impari da chi il piazzista lo fa di mestiere.

giovedì 8 gennaio 2009

la profe parla, parla, parla…

Nella mia scuola è già tempo di scrutini e delle solite sorprese.

A me capita spesso di battezzare bene alcuni ragazzi perché mi paiono svegli, intelligenti, persino autonomi ed alternativi. Li battezzo bene perché lavorano, creano, criticano, ridono, piangono, si incazzano, hanno un’anima. Li battezzo bene perché magari leggono Banana, ascoltano gli Eagles e apprezzano un buon manga.

Poi arrivo in consiglio, e scopro che quei ragazzi hanno un 4 in italiano, e in storia, e…

Oggi sono inciampato nel musetto triste di Vale, una primina.
Le sorrido, faccio una battuta scema tanto per non smentirmi e…
- Come mai una come te ha sotto italiano?
Anche lei toglie il guinzaglio al sorriso e:
- Perché la profe parla, parla, parla… Dopo venti minuti il mio cervello si impalla e poi si spegne!
- Potresti almeno studiare un po’ di più!
Lo sguardo luccica per un attimo nell’ironia di un’angelica parabola e…
- Io non riesco a studiare se non ho i giusti stimoli…
E se ne va inghiottita dalla ressa che avviluppa la macchinetta delle merendine.

E il dubbio rimane: siamo sicuri che sono le valentine che devono adattarsi ai prof ciarlieri, o…

domenica 4 gennaio 2009

web 2, memoria e frammenti d'amore ragazzino

Barbuti – ed un po’ barbosi – filosofi del tempo andato lanciavano strali contro la scrittura perché non elargiva sapere e a lungo andare avrebbe ucciso la memoria. Imberbi – e un po’ anodini – filosofi del tempo nostro lanciano invettive contro la digitalizzazione perché frantuma il sapere e a lungo andare uccide la memoria.

E un poco hanno ragione.

Certo io non saprei raccontare iliadi a memoria. E senza appunti non riempirei né il frigo né la mente. Ma credo che i web 2 punto qualcosa ci regalino comunque un altro tipo di reminiscenza. Più inquietante, forse, ma più potente della carrucola che cigola nei pozzi montaliani.

Credo sia stato Derrick a dire che non è il caso di preoccuparsi se la memoria, anziché albergare in una stanza coscienziosa della nostra mente, fluttua eterea intorno a noi.

Noi abitanti della rete lo sappiamo.
E a volte questo ci spaventa un po’.

Ma talvolta è bello inciampare in scampoli di passato sospesi nel pulviscolo digitale delle galassie web. Come quando ci capita di recuperare un nome, una vita, un volto… svaniti nell’oblio. O come quando qualcuno a cui non pensavi più da anni ripesca in rete il tuo nome, le tue vite, i tuoi volti… Come l’altro giorno, quando Yahoo m’ha sbadigliato addosso una inattesa letterina: “Caro Mario, non è da molto tempo che uso il computer e, digitando su google, sono entrata nel tuo mondo…”

E così, grazie a google e a yahoo, ho recuperato dal letargo di una fragile memoria il frammento di un primo amore ragazzino: il sorriso di tarda mattinata, i capelli biondi d’adolescenza, le gonne corte sotto il cappotto nero e l’acerbo sapore di baci rubati alle nebbie che ovattavano le passeggiate di due innamoratini alla Peynet.

No, non è poi così male questa memoria sfilacciata che fluttua eterea intorno a noi.

sabato 3 gennaio 2009

Giusto per riprendere il filo

Giusto per riprendere il filo del mio lavoro principale, che pare essere quello di insegnante (di italiano).

E come insegnante (di Dante e Petrarca, Foscolo e D’Annunzio) cerco di usare le nuove tecnologie solo quando sono certo che rappresentano un valore aggiunto alle strategie tradizionali.
Continuo ad usare Moodle, ad esempio, come comodo dispensiere di materiali (ppt, flash, podcast, dispense…) e come efficiente amplificatore del tempo scuola. Uso talvolta la smartboard come supporto multimediale alla mia vena affabulatoria. Non disdegno, ogni tanto, di proiettare sulla grigia parete dell’aula qualche variopinta slides, giusto per soffiare un po’ di colori nell’aria che si sfolla di parole. E non disdegno, persino, di accendere di sfuggita la lavagna luminosa per accendere gli appunti di polverosi lucidi prepowerpoint…

Non rincorro più a prescindere gli ultimi gridi del web 2 punto qualcosa. Poi, magari, mi viene un’idea che potrebbe anche essere buona.

Come quella che m’è spuntata oggi, ad esempio.

Per mesi ho snobbato anobii, perché non ne capivo tanto la funzione: uno sfoggio elementare di cultura? Un circolo dopolavoristico per amanti della lettura? Uno specchietto affumicato per topini da biblioteca digitale? Un…

E se, invece, mi tornasse utile per condividere con i ragazzi le letture da fare durante l’anno (vacanze comprese)? Così, oggi, ho provato anobii. In pochi minuti ho caricato decine di suggerimenti per letture adolescenziali. Il sistema pare rapido ed efficiente. Ho creato un gruppo ed inviterò i ragazzi a condividere le letture. Forse può funzionare.

Qualcuno ha già fatto una esperienza in questa direzione?

giovedì 1 gennaio 2009

Se il fato fosse un narratore...

Se il fato fosse un narratore, sarebbe dileggiato.

Chi ha provato, anche per burla, a fare il romanziere conosce la fatica di giustificare capricciose coincidenze. Se nel racconto gli eventi capitano a casaccio, infatti, il lettore sveglio s’adonta e getta il libro nella carta straccia.

Al fato ingrato, invece, non chiediamo pegno. Anche se quello stronzo ci regala goliardiche coincidenze da operetta.

Ieri mattina, ad esempio, ho ritirato la vettura dal carrozziere. Con alcuni giorni di lavoro e non poche centinaia di faticosi eurini, la familiare un po’ vecchiotta era tornata quasi nuova. L’ho consegnata al figlioletto che, felice di riavere l’auto per andare a prendere la ragazza, l’ha parcheggiata un poco sottocasa.
Quando verso sera siamo scesi, l’ex rinnovata familiare era distrutta.
Qualcuno l’ha imballata lasciando sull’asfalto una sarcastica scia di latta, plastica e vetri sbriciolati.
Senza fermarsi, ovviamente.

Ora, la macchina – un po’ scassata e sgaruppata - è stata parcheggiata lì per giorni, e mesi e nessuno l’ha mai sfiorata.
E ieri, proprio ieri, dopo la tanto meditata ristrutturazione…

… chissà se il fato si diverte…
… chissà se il fato c’è o se ci fa…

E intanto l’anno è andato spegnendosi fra stanchi botti e brandelli di follia.
L’anno nuovo non potrà che essere…

Buona anno e buona vita.