[premetto per onestà che anch’io, in veste di docente di lettere, passo probabilmente per un prof che parla… parla… parla…]
Il post precedente voleva essere l’ennesimo spunto per costringerci a riflettere sulla didattica frontale che imperversa senza ostacoli nella nostra scuola. E per rimuginare sull’ormai annoso sospetto che alla base della tontaggine cognitiva di tanti nostri rampolli ci sia anche un problema di sostanziale incomunicabilità fra nativi digitali (studenti) e analogici parolai (docenti).
A questo dubbio già di per sé inquietante, si aggiunge l’ansiogeno assillo di tanti genitori che, come Gianni, si chiedono se il proprio figlio non ami italiano e latino per colpa della profe che, appunto, parla..parla ...parla…
Al tragicomico dilemma risponde, il saggio commento di Isina che merita di uscire dallo scantinato dei commenti per respirare la luce del post:
“Anch'io ho una prof che parla parla parla. Ne ho avute tante, tutte di italiano. La prima parlava parlava e parlava senza dire nulla. E io odiavo il modo in cui leggeva l'ira di Achille. Poi ne è arrivata una che parlava parlava e diceva belle cose,ti incantavi a sentirla, ma al momento di fare un tema ripensando alle sue belle parole non ci trovavo nulla di concretamente utile per lo svolgimento della traccia. Ora ho una prof che parla parla e ha pure dei bellissimi occhi azzurri, quindi incantarsi a sentirla non è un problema. E quando mi ritrovo un tema da svolgere lo svolgo bene soprattutto grazie a quello che dice. Ma la cosa fondamentale è che durante il "regime" di tutte e tre le prof. non ho mai smesso di amare la letteratura. Quindi... logicamente sarebbe meglio avere dei prof in gamba, ma è ancor più logico che mai ci saranno solo ed esclusivamente insegnanti in gamba. E su quelli non in gamba noi studenti dovremmo cercare di far prevalere il nostro amore per la materia in questione.”
La riflessione finale di Isina è talmente condivisibile che è la stessa roba che io dico spesso ai miei ragazzi: guai a vuoi se rischiate di precludervi il piacere dell’arte e della letteratura per colpa del caso che vi ha elargito un prof stonato (come il sottoscritto!).
Ciò non toglie però che anche l’adulto commento di Isina rilanci i soliti problemi:
- il dominio incontrastato dell’oratorium a scapito del laboratorium (tutte e tre le prof di Isina parlano, parlano, parlano…)
- il dominio, quindi, di una didattica che disegna per lo studente un ruolo passivo (lo studente viene “attivato” solo per i “temi” e per i rituali interrogatori)
- il dominio dei parolai sui parolieri: su tre impenitenti oratrici, solo una è efficace (il che porta ad una proiezione che vede un bel 66% di docenti inutilmente ciarlieri)
Infine mi rimane un grosso dubbio: se la scuola deve fondarsi sull’imperituro bla, bla, bla, perché non costringere i docenti a formarsi – o almeno ad informarsi - sulle più efficienti tecniche di comunicazione?
Se il docente deve ridursi ad un piazzista di contenuti, che almeno impari da chi il piazzista lo fa di mestiere.