martedì 31 marzo 2009

sarò additato come collaborazionista dei barbari?

Già, anziché fare convegni e tavole rotonde, per capire i nativi basterebbe forse pubblicizzare al meglio le analisi sociopsicopedagogiche che dei ragazzi emergono nei dotti conigli di classe.

Consiglio di classe della terza enne. Uno dei tanti.
Passiamo un’ora a dire – tanto per cambiare – quanto questi ragazzi sono poco scolarizzati, lenti a prendere gli appunti, pigri nello studio, distratti, amorfi…

L’esimia collega coordinatrice - incartata nell’austero tailleur grigio-grigio -prende appunti con la sua penna nera

Entrano i ragazzi.

L’esimia collega coordinatrice si assesta con rapidi colpetti l’architettura precaria della chioma brizzolata e relaziona a puntino: la classe è poco scolarizzata, lenta a prendere gli appunti, pigra nello studio, distratta, amorfa…

Poi si rivolge con un benevolo sorriso ai ragazzi: avete qualcosa da dire?

Il musetto furbo della rappresentante di classe s’accende di rossore e: veramente noi abbiamo fatto l’assemblea di classe, e abbiamo detto che facciamo fatica a passare cinque ore ad ascoltare e prendere appunti… e, infatti, volevamo chiedervi a voi prof se proprio non potete fare delle lezioni un po’ più interessanti, un po’ più coinvolgenti…

La solitamente compassata collega coordinatrice è investita da un improvvido sussulto che ne squassa per un attimo il grigiore d’ordinanza. Traccia nell’aria polverosa un abbozzo di risata e: e cosa dovremmo fare? I clown? Dobbiamo saltare nel cerchio di fuoco? O magari spogliarci come fanno le veline? [censuro il mio pensiero!]

E poi sentenzia definitiva: noi, quando andavamo a scuola, stavamo zitti, ascoltavamo educati gli insegnanti, prendevamo gli appunti e studiavamo.
Ecco la magica ricetta per risolvere il gap fra analogici e nativi: basta dire agli scolari di zittirsi, ascoltare, ricalcare appunti e studiare!

Geniale!

Ma ancora una volta si aggrava la mia crisi d’identità: anch’io quando al liceo incappavo nel prof camomillante, che elemosinava litanie scontate dal metaforico predellino della cattedra, staccavo la comunicazione, non prendevo appunti, leggevo Dylan Thomas e mi inventavo le balle più assurde per andarmene in bagno a cazzeggiare coi compagni.

Avrò sbagliato generazione?
[sarò additato come collaborazionista dei barbari?]

lunedì 30 marzo 2009

I barbari digitali bevono a collo!

I barbari digitali bevono a collo!

E se invece di organizzare convegni e tavole rotonde per tentare di capire i nativi bastasse ascoltare il saggio parere dei nostri saggi colleghi?

Consiglio di classe della seconda enne. Uno dei tanti.

Passiamo un’ora a dire quanto questi ragazzo sono passivi, anellidi, amebici… Quanto poco ascoltano, partecipano, studiano…

Segnaliamo i nostri bei tre, quattro, cinque alla coordinatrice che diligentemente fa finta di trascrivere nella tabellina – fatta a mano – della sua agenda con la copertina di vero cuoio pettinato.

Poi entrano gli studenti e il residuo genitore.

La coordinatrice di Cavalli vestita, con la borsona Fendi bene in vista e colate di gioielli a distrarre gli sguardi delinea con aristocratica erre il quadro della classe: passiva, priva di motivazioni, distratta…

La falsatimida scugnizza rappresentante di classe dice: prof, può farci qualche esempio…

La coordinatrice tintinna la gioielleria, s’assesta con misurato gesto la fulgida chioma ed emette l’escatologica sentenza: ad esempio, quando bevete a collo dalla bottiglietta: quello è un sintomo della vostra insipienza culturale e della vostra maleducazione.

Ecco fatto: i barbari digitali sono tali perché si annoiano in classe e bevono l’acqua – magari frizzante! - direttamente dalla bottiglietta.

Ma qui si acuisce la mia crisi d’identità: anch’io quando deambulo fra i banchi interloquendo ad alta voce coi ragazzi per cercare di catturare l’attenzione anche dei più pigri neuroni, bevo continuamente a collo dalla bottiglietta. Dunque, per la proprietà transitiva, anch’io sono maleducato, culturalmente insipiente (e quindi anche barbaro digitale?).

(se poi aggiungete che non vesto Armani, non possiedo gioielli e mi presento a scuola con uno zaino taroccato…)

sabato 28 marzo 2009

i ragazzi venuti da Google (il convegno!)

Anticipo il programma del convegno (vi aspetto!)

Ore 9.00 Apertura
Saluti
Adriana Querzè
Assessore all’Istruzione del Comune di Modena
Cristina Bertelli
Dirigente Servizio Istruzione e Integrazione dei Sistemi Formativi della
Regione Emilia‐Romagna

I° SESSIONE
I nativi digitali alla prova: riflessione su alcune esperienze didattiche

Introduce e coordina
Mario Agati
Redazione TED

Presentazioni di
Attilia Lavagno ‐ Docente di Inglese ‐ Liceo San Carlo (Modena)
Giovanna Morini ‐ Docente di Informatica ‐ ITI Corni (Modena)

Interviene

Luigi Guerra
Preside della Facoltà di Scienze della Formazione
Università di Bologna

Ore 10.30 Pausa

II° SESSIONE Tavola Rotonda

Introduce Luigi Guerra

Coordina Silvia Menabue Dirigente Scolastico IPSIA Corni (Modena)

Intervengono

Augusto Carli
Professore Ordinario di Glottologia e Linguistica
Direttore del Dipartimento di Scienze del Linguaggio e della Cultura
Facoltà di Lettere e Filosofia ‐ Università di Modena e Reggio Emilia

Giovanna Cosenza
Professore Associato di Semiotica dei nuovi media
Dipartimento di Discipline della Comunicazione
Facoltà di Lettere e Filosofia ‐ Università di Bologna

Roberto Cubelli
Professore Ordinario di Psicologia della Memoria e dell’Apprendimento
Vice Preside del Dipartimento di Scienze Cognizione e Formazione
Facoltà di Scienze Cognitive ‐ Università di Trento

Ore 12.30 Conclusioni

Silvia Facchini
Assessore all'Istruzione e alla Formazione Professionale della
Provincia di Modena

giovedì 26 marzo 2009

Analogici o digitali? Il convegno!


Come avevo promesso ai rari passanti, ecco finalmente l'annuncio: il convegno si farà! I dettagli nei prossimi giorni. Vi aspetto!!!

domenica 22 marzo 2009

Topoi comunicativi

In questi giorni di skizzato travaglio, fra ostici convegni da spiare e spinosi convegni da organizzare, fra nativi poco digitali e analogici cartai, fra partiti da arginare e automobili da rimarginare… avrei tanto bisogno della catartica terapia dei post, ma non so dove acquistare il tempo. Anche a rate. Anche a interessi non zero.

Del resto troppo non si dorranno i rari pellegrini che qua convergono per sbaglio.

Ma pianto giusto un paletto per celebrare il giorno del mio record personale di visite: il 16 marzo:

Il motivo del successo? Basta leggere il titolo del post!

Del resto chi studia gli arcani meccanismi della comunicazione conosce l'evidenza dell'eterno topos che si può riassumere con un vecchio adagio dei paesi miei (edulcoro ovviamente il linguaggio nella scontata traduzione): “Attira più il pelo di Jolanda che tutto l’oro dell’Irlanda”.

domenica 15 marzo 2009

La studentessa che si calò le mutandine in classe

In attesa che il diluvio purificatore – preannunciato dalla nuova tendenza dei guru convegnisti - spazzi via la vecchia scuola con tutti i suoi inconsapevoli parassiti, in classe bisogna pur fare qualcosa. Per inerzia, per noia o per Brunetta.

E così, caro Gianni, io reitero di tanto in tanto i miei giochini didattici che fanno il verso ai mutanti googliani. I risultati di cotanta ludica didattica sono talvolta bruttini, talvolta carini, talvolta scandalosi. Come questo filmatino che immortala la lubrica discesa a terra delle mutandine a pois di una mia esimia studentessa.





Al di là del mio bieco espediente da tabloid per attirare un po’ di compassionevole attenzione, può essere utile stilare qualche nota didascalica per inquadrare il processo didattico che sottende il parto multimediale di Des.

L’attività si è svolta in una classe seconda del liceo delle scienze sociali: orizzonti cultural medio-bassi, prerequisiti medio-bassi, consapevolezze specifiche medio-basse…

La collega di italiano affronta il simbolismo. Le ragazze si annoiano. Sovente non capiscono (ma: si può capire il simbolismo?). Quasi mai studiano (ma: si può studiare il simbolismo?).

Io suggerisco la lettura di Vocali (Rimbaud).
La collega spiega – con tanto di rigorosa parafrasi (sic!) - Vocali (ma si può “spiegare” lo stupefacente procedimento analogico di A.R.?)
Le ragazze restano perplesse (prof: non ci ho capito…).

Io suggerisco: ragazze, proviamoci anche noi a fare come Arturo (naturalmente senza ricorrere al sesso, alla droga e al…): gettate ogni vocale nella cassa di risonanza della vostra mente, tuffatela nell’anima (ma ce l’avete, un’anima?), fatela rosolare fra le mani, gustatela, suonatela, annusatela, cantatela, amatela, odiatela…

Poi partorite un testo VOSTRO per ogni vocale. Poi sposate il testo alle immagini e alla musica. Poi montate un filmatino di 2 minuti. Poi li guardiamo (insieme) e li valutiamo (insieme).

Come le sue compagne di classe, Des ha pensato alle vocale A (pensare, ha ancora un valore didattico?). L’ha fatta rotolare nell’animo che gli ha restituito l’immagine della fertilità (immaginare, ha ancora un valore didattico?).Quindi ha scritto il testo già pensando alle immagini, un po’ come quando si scrivono i versi di una canzone pensando alla musica (scrivere versi può avere ancora un valore didattico?). Poi ha prodotto e montato le immagini usando semplicemente quello che aveva sottomano: il cellulare e MovieMaker (fotografare, registrare, recitare, montare… avranno un qualche valore didattico?).

  • Des si è divertita (è un peccato didattico?),
  • si è sentita protagonista (è una iattura?),
  • è inciampata in qualche discreta intuizione (geniale come Des ha risolto il problema dell’imbarazzante dialogo fra la ragazza incinta e i genitori; e… avete notato “quel triangolo interno”, metafora del ventre materno, a sua volta metaforizzato nel pozzo di vita rappresentato dall’immagine della metropolitana di Barcellona – sempre fotografata da Des, durante le vacanze – che si apre al cielo con un triangolo di luce e tre puntini di sospensione che alludono alla speranza e…)
  • e non scorderà più quel vecchio birichino di Rimbaud da cui è partito il tutto.


PS: Fra le decine e decine di filmati partorite dalle ragazze , ho scelto per questa disanima il filmato di Des - anche se non è stato giudicato il più bello – perché

  • mette in luce quasi tutte le potenzialità didattiche e multimediali della faccenda (c’è il testo, ci sono le immagini, ci sono i filmati, c’è la musica… e soprattutto ci sono le disinvolte sinergie fra i vari media),
  • perché è stato realizzato con gli strumenti poveri di cui sono armati tutti i nativi digitali (foto, filmati e registrazioni audio sono state realizzati con un cellulare; l’implementazione è stata fatta con MovieMaker che i ragazzi si ritrovano gratis appiccicato al sistema operativo del loro pc; la pubblicazione e diffusione della performance è avvenuta con youtube e facebook)
  • e perché la musica di sottofondo è su licenza Creative Commons (per cui si può pubblicare il filmato senza remore morali).

PS2: non si preoccupino le cassandre convegniste: non ho alcuna intenzione di salvare la zattera scolastica alla deriva con le mie sperimentazioni laboratoriALI né mi illudo di poter piegare la didattica al verbo costruzionista. I miei sono solo giochini per ingannare il tempo in attesa del diluvio, appunto.

venerdì 13 marzo 2009

...bolle d'adolescenza


...bolle d'adolescenza...

...siamo così...
E siamo ancora tanto altro.
Troppo, per descriverlo, troppo, per metterlo su carta.
Troppo, troppo per essere compreso. Troppo, per parlarne ancora.
Semplicemente, siamo avvolti nei nostri obiettivi, nei nostri progetti, fra mille speranze,
fra mille paure, insuccessi, passi avanti, dubbi, domande, problemi, insicurezze.
Viviamo per sognare, sogniamo per vivere.
Elisa Tassi
Elaborazione grafica a cura di Francesca Bekiaris

martedì 10 marzo 2009

Parentesi familiare...

Certo non si può ambire alla libertà, ma solo a scegliere la propria schiavitù. E a trentanni ho scelto di invecchiare per aspettare i cuccioli. Li ho avuti. Uno di loro, oggi, compie 17 anni. E questo asfittico blog lo saluta e lo ringrazia...



Buona vita, lucAndreA ;)

venerdì 6 marzo 2009

Uno spaccato di italica normalità


Questa mattina noi di TED siamo stati invitati all’inaugurazione in un famigerato istituto professionale di un megalaboratorio miracolinformaticolinguisticoeccetra. Il programma era denso di notabili invitati e a noi teddiani erano riservati – sulla carta – solo 5 minutini.

Il teatro era gremito di cooptati studenti accompagnati da sparuti manipoli di attempati docenti.

Abbiamo atteso un po’…

… e poi… la moderata moderatrice ha annunciato che il sindaco si scusava, ma all’ultimo momento è stato trattenuto da affari urgenti, l’assessore si scusava ma…, il provveditore si scusava ma…, l’ispettore era dispiaciuto, ma…

... sul palco, assieme alla DS e alla nostra infaticabile dirigente provinciale, siamo rimasti solo noi…

…per fortuna io (anarchico peone dell’apprendimento in trincea) e Giuliano (esimio e serioso Presidente del prestigioso Istituto Storico…) siamo degli ottimi orATTORI, e così ci siamo diverti ad affabulare con sagace equilibrio (lui il serio, io il faceto; io il braccio, lui la mente; io il bello, lui…) per un’ora e forse più…

Morale della favola: i grandi – direttori, dirigenti, politici, poltroni (nel senso letterale di occupatori di poltrona) – spesso sanno prodursi in comportamenti poco lusinghieri. Ed ancora una volta, ad uscirne bene, sono i ragazzi. Proprio quei tanto vituperati ragazzi dei professionali che qui a Modena ci hanno pure il record dei cinque in condotta. Quei ragazzi che magari fumano, e talvolta bevono, e talvolta bestemmiano e talvolta… Quei ragazzi che stamani ci hanno ascoltato con interessato silenzio, che ci hanno applaudito con sincerità, che si sono avvoltolati attorno a noi nel momento del buffet, per farci capire che ci sono e che magari vorrebbero contare un po’ di più…

… e che forse contano già un po’ di più di quelle poltrone vuote…

mercoledì 4 marzo 2009

Abbattere i muri, bruciare i banchini!



Recupero appena qualche briciola di energia positiva per poche righe interlocutorie dedicate ancora ai convegni che infiorano l’inverno che ormai sfiora.

Sono stato al pomposo seminario “internazionale” di Bologna che aveva l’ambizione di volteggiare impavido da Socrate a Google e di disegnare le strategie di apprendimento nel nuovo millennio. Mi sono anche un poco beato (la vetusta biblioteca del San Domenico emana ancora un fascinoso sentore di saperi antichi), ho molto sudato (la vetusta biblioteca del San Domenico non è adatta ad ammassare centinaia di corpi emananti poco fascinosi effluvi corporei), ho finemente imprecato (la vetusta biblioteca del San Domenico ha seggiolini da cinemino di periferia degli anni cinquanta), mi sono un bel po’ divertito (Norberto Bottani è pur sempre un nonnesco affabulatore) e qualcosa ho persino imparato.

Ho imparato che i ragazzi s’annoiano a scuola, che il nostro sistema istruttivo più non funziona e che i cambiamenti marginali non bastano più: occorre una vera rivoluzione: abbattere i muri, bruciare i banchini, affidarsi al web 2 punto qualcosa.

Mi sono così esaltato alla nuova ventata di soli dell’avvenire che andrò anche al messianico convegno del 26 a Torino: Un giorno di scuola nel 2020!

Il convegno piemontese si ripromette di rispondere a domande del tipo: occorrerà ancora studiare? ci saranno ancora le aule? ci saranno ancora le classi? ci saranno ancora gli orari di lezione? come si imparerà? con chi? dove? con cosa?

Dispiace solo che qualcuno magari non coglierà l’implicita ironia di questi retorici quesiti. Perché chiunque sia transitato anche di sfuggita nella scuola italiana conosce già ogni risposta.

Sì: occorrerà ancora studiare!
Sì: ci saranno ancora le aule!
Sì: ci saranno ancora le classi!
Sì: ci saranno ancora gli orari di lezione!
Sì: si imparerà come NON si impara adesso!
Sì: si imparerà con gli stessi (IN)docenti di adesso! [anche perché non ci mandano più in pensione!]
Sì: si imparerà nel grigio rosario di grigie aulette che si affacceranno sui grigi corridoi di grigissime scuole!
Sì: si imparerà coi libri e i quaderni e le lavagne [magari LIM, ma usate per scriverci su e farci infantili giochini]

Perché la scuola è l’ambiente più conservato che c’è. E che ci sarà.